sabato 19 maggio 2018

Una filosofia tutta italiana: Se vuoi “stare in pace” sottomettiti al potente di turno!

L’idea di “stato laico” presuppone che le religioni, e quindi anche il Cristianesimo, siano e debbano rimanere “credenze private” che non debbano influire sulla politica. Di fatto, quello che propongono i sostenitori dello “stato laico” è che le religioni si pieghino (alterando di fatto la loro confessione di fede) all’ideologia laicista, alla sua “religione civile”, ai suoi principi, e che questo sia “inevitabile”, anzi, la premessa stessa della “pace religiosa”. Gli ideologi dello “stato laico” vedono sé stessi e le loro proposte come “assennate”, “giuste” e propongono “l’evoluzione” delle religioni, che dovrebbero così “superare” le loro “pretese integriste”, considerate “antiquate” e “primitive” (già questo tradisce il linguaggio dell’evoluzionismo). La “pace religiosa”, quindi, è di fatto il risultato dell’assoggettamento della società, e quindi delle religioni, all’ideologia laicista, ad una sorta di “ecumenismo umanista”. A questo tendono le scuole pubbliche e i media: formare le menti all’ideologia laicista e combattere gli “integralismi” religiosi. Era la posizione del Comunismo e del Nazi-Fascismo, ai quali il Laicismo è filosoficamente imparentato. Di fatto il dominio assolutista del Laicismo oggi si sostituisce e si impone al dominio islamico o giudeo-cristiano: c’è differenza in questa fenomenologia? No. E’ sempre la stessa lotta per il potere di un’ideologia.

Se ne può uscire da queste lotte di potere? No, nessuno deve farsi illusioni al riguardo. Non si può sfuggirne in questo mondo: o è uno o l’altro! Vivrai “in pace” se ti sottometti all’ideologia dominante, qualunque essa sia! La “pax romana” ne è esempio. Basta che ti sottometti all’imperatore, che lo servi, che gli paghi i balzelli che chiede, che accetti il suo potere, e sarai “libero e felice”. Non è forse felice e “sta in pace” chi si sottomette al Comunismo o al Nazi-Fascismo, o alla Mafia...? Certo, se lo fai “ti lasciano in pace”. E’ lo stesso per chi si sottometteva e si sottomette all’Islamismo, “religione di pace”. Basta sottomettersi al potente di turno e starai in pace! Questa era e indubbiamente rimane, la filosofia degli italiani… Indubbiamente vi sono settori delle religioni che accettano di sottomettersi, “per amor di pace” all’ideologia laicista dominante, ma a che prezzo? Gli “integristi” ritengono che la loro identità e principi fondanti siano così pregiudicati e non accettano tali compromessi ritenendoli una grave infedeltà ed una svendita dei loro princìpi. E’ così per l’Islam ed è così per il Cristianesimo, con buona pace della confessione “Gesù Cristo è il Signore”. Di fatto, per molti cristiani, il Signore oggi non è Cristo, ma lo Stato laico e i suoi principi a cui si sottomette: accettare l’aborto, l’eutanasia, l’omosessualità, fa parte del “pacchetto” che deve accettare per “stare in pace”.

Alla lotta di potere non si può sfuggire: per quanto mi riguarda sono per una società fondata su principi giudeo-cristiani. Li ritengo i migliori e per quelli pure combatto. L’antico Giosuè diceva: “E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE” (Giosuè 24:15).

martedì 1 maggio 2018

Divorzio e nuove nozze

Nell’Evangelo di Marco, i Farisei vengono da Gesù e gli domandano: “È lecito al marito ripudiare la moglie?“. Nel riassumere la sua risposta, Gesù afferma: “Chiunque manda via la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei. Similmente, se la moglie lascia il proprio marito e ne sposa un altro, commette adulterio” (Marco 10:11-12). Questa sembra essere un’affermazione che nega completamente qualsiasi legittimità al divorzio ed alle nuove nozze. In realtà, il vangelo di Matteo mette in chiaro che questa non era esattamente la questione che gli era stata posta.

Letteralmente, nessun israelita al tempo di Gesù avrebbe mai osato dichiarare che la Parola di Dio data attraverso Mosè (che ammetteva il divorzio in determinati casi), fosse completamente in errore, e certo non il Signore Gesù. Difatti nessuno stava dubitando allora che un divorzio fosse legittimo, ma solo con quanta liberalità potesse essere praticato. Il vangelo di Matteo ci fornisce una versione più ampia della questione, e quindi pone la risposta di Gesù nel contesto suo proprio. Secondo il vangelo di Matteo, alcuni Farisei vogliono mettere alla prova Gesù e gli chiedono: “È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?“ (Matteo 13:9). L’approccio conservatore ebraico, come l’unica giustificazione valida per il divorzio, comprendeva l’infedeltà del proprio coniuge, un “abuso”, o “l’abbandono” (Deuteronomio 24:1-4; Esodo 21:10-11). Questa persuasione era sostenuta dal rabbi fariseo Shammai, mentre vari interpreti israeliti più “progressisti” sostenevano che un uomo avesse il diritto di divorziare per una ragione qualsiasi (Talmud babilonese, Gittin 90a). Quest’ultima opinione era rappresentata da un altro rabbi fariseo di nome Hillel.

In altre parole, erano molti i divorzi illegittimi concessi nella comunità israelita al tempo di Gesù che non erano coerenti con le istruzioni divine della Torah. Era il divorzio per un motivo qualsiasi che Gesù condannava quando diceva: “Chiunque manda via la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio” (Luca 16:18; Marco 10:12).

Se lo leggiamo nel contesto del XXI secolo parrebbe che Gesù condannasse qualsiasi nuovo matrimonio, ma se lo leggiamo nel contesto del primo secolo in Israele, l’affermazione di Gesù non era una condanna categorica delle nuove nozze, ma solo del divorzio illegittimo. Il divorzio è cosa triste e, se possibile, da evitare. Talvolta, però, diventa inevitabile. La Parola di Dio, però, non condanna i divorziati alla solitudine permanente, ma permette loro di rifarsi una famiglia su nuove basi. In ogni caso, è chiaro che quando Gesù viene posto di fronte alla questione, egli respinge l’interpretazione farisaica di Hillel (che il divorzio fosse permesso per qualunque motivo) ma concorda con i Farisei della scuola di Shammai e gli Esseni che insegnavano l’opposto.

Vedi anche: La possibilità del divorzio e delle nuove nozze nella Bibbia